Foedus

foedŭs
foedŭs, foederis

patto
s. n. III decl.|n. neutre III décl.|s. n. III decl.
lega (s.f.); alleanza (s.f.); trattato (s.m.); patto (s.m.);
ictus foederis conclusione di un patto (loc.)

Legati alla terra. Fedeli alla terra.
Impegno al ritorno alla terra dopo la notte. Lealtà al terrigno nonostante la tensione al cielo.
Legame.
Terra alla terra.
Ciò che dai alla terra, la terra lo renderà.
Ritorno alla terra. Ritorno dalla terra.
Legati alla terra, dopo la morte. Patto silenzioso per non abbandonarla per andare oltre, per tornare indietro. Colonne della terra, dell’ingresso all’Oltretomba. Primo patto di fede.

Patto di fede

Patto di Fede

Appartiene alla stessa famiglia lessicale di fides.
Il concetto della fides è carico di importanza, dal momento che costituisce una delle virtù principali del buon cittadino e del buon soldato:

E’ probabile che quella di fides sia in origine una nozione giuridica (=garanzia) piuttosto che morale; ma, anche se il concetto avrà sempre una grande importanza in campo giuridico, sarà la nozione morale a divenire prevalente nel sistema dei valori romani, dove fides assumerà un ruolo centrale. In termini molto generali, la fides può essere definita come il valore che fonda e garantisce il rapporto fra due parti, la «fiducia» dell’una nell’altra”
(Gian Biagio Conte, Letteratura latina, Le Monnier, p. 610)

E’ strettamente legato alla fiducia.
Il foedus, in quanto patto, giuramento, è per così dire concretizzazione della fides: l’atto pratico, l’alleanza che si stabilisce in nome di questo valore fondamentale del mos maiorum, ossia il modo di comportarsi degli antenati. Tutto è dovuto ai quiriti, i primi uomini a cui i romani guardano come figure leggendarie, che fondano ed innalzano Roma su queste solidi valori: pietas, constantia, gravitas, fides.
Se la constantia è la coerenza nel comportamento e la gravitas la ponderatezza nel prendere decisioni, la pietas riguarda più la sfera religiosa, l’etica morale, i doveri verso i parenti e la patria.
La fides, infine, è qualcosa di più personale, più intimo. Sulla fides si fondano i patti.
Intesa tra due o più parti, legame ufficiale, vincolo che stringe, parola vincolante che suggella decisioni e azioni nel tempo. Che unisce persone, movimenti, idee.
Tronco da cui partono i rami. Abbraccio che racchiude. Sigillo. Sigillo di potere. Secondo patto di fede.

Protezione. Colonne a sostegno di un tetto che protegge le colonne.
Tetto e colonne a protezione del focolare, della luce, del potere racchiuso nel tempio. Di ciò che è intimo e va conservato, del penitus in cui si tiene il cibo.
Della credenza della casa.
Credenza da “credere in”. Nel senso di affidare, depositare, riporre perchè ciò che viene riposto non venga rovinato. Accumulare ciò che serve per il mantenimento di tutti. Consegnare per poi poter riprendere.
Avere fede in questo.
Nel penitus, ciò di cui ci si nutre. Nei penati. Terzo patto di fede.

Forte componente guerriera, forte componente contadina: la parola data è un contratto inviolabile.

I Penati

I Penati sono spiriti protettori che abitano un suolo o una dimora e allora sono detti Penati minori o familiari. O possono tutelare lo Stato e il suo territorio e allora essere i Penati maggiori o pubblici.
Possono proteggere una famiglia che entra a prendere possesso di un’abitazione oppure ostacolarla.
Sono spiriti molto importanti e vanno sempre trattati con un occhio di riguardo.

l nome deriva dal latino Penus: “tutto ciò di cui gli uomini si nutrono”.
Essi prendono anche il nome dal penitus, la parte più interna e intima della casa, il luogo dove si teneva il cibo. Adesso trovano il loro posto nella vecchia credenza o vicino alla cappa del camino. Amano molto stare vicino al focolare.
Si dice che fossero parte del seguito della dea Hestia (Vesta), la cui influenza è rivolta alle are e ai focolari, alla tutela dell’intimitò della casa e dell’individuo.

Ogni famiglia ha i propri Penati e una volta essi venivano trasmessi in eredità come i beni patrimoniali. Il sacrificio ai Penati poteva avere cadenza quotidiana o occasionale.
I consoli romani, nell’assumere o nel rimettere la propria carica, erano obbligati a celebrare un sacrificio a Lavinium in onore dei Penati pubblici e i magistrati della città prestavano loro giuramento in viso.