Scenderai la scala, che sprofonda nella terra tra due mura intonacate.
Giù, troverai la porta.

Ai lati sono dipinte due figure temibili, che ti tardeggeranno con occhi di fuoco. Temile, figlio, perchè sono i guardiani.
Vanth, alla tua destra, è la dea alata che porta la fiaccola per dissipare le tenebre, e la chiave per aprire le porte degli inferi. E’ accompaganata dalle Lasa, figlio, come tua madre quando plana nel vento.
Esse accompagnano i defunti dalla terra dei vivi a quella dei morti.
Alla tua sinistra, Charun, il traghettatore del fiume dell’oltretomba. Ai morti, domanda due monete.
Ma tu sei vivo e, poiché ti mando io, apri la porta.
Oltre la soglia, regnano Aita e Phersipnai, seduti su troni di legno e oro, con i piedi nudi che affondano nella terra.
Tutte le anime che giungono a loro, vengono dalle loro dita smembrate in tre parti.
Senza dolore o lacrime, ma con la semplicità con cui una bambina sfoglia una margherita.
Una parte va a finire nel Lare, il dio tutelare della famiglia a cui è appartenuto il defunto, che così diventa più forte, più potente e antico, con radici vive. Immaginalo come un albero, il Lare.
Una seconda parte si divide a sua volta in due, i Mani. Uno d’ombra e uno di luce, uno maschile e uno femminile, con le loro sembianze ripropongono quelle dei sovrani dell’Oltretomba. Hanno accompagnato il defunto per tutta la sua vita mortale, guidandolo nelle scelte, aspettandolo alle biforcazioni e ai crocicchi. E adesso è a loro che i cari ancora in vita si rivolgeranno nelle loro preghiere e che renderanno conto delle azioni della vita spesa davanti al trono degli Sposi.
Ciò che ne resta, viene presa nelle gelide mani di Phersipnai.
La Regina incurva la schiena come una bestia splendida e pianta l’anima nella terra degli inferi, come un fiore.
Quando sarà pronta, essa rinascerà nella terra dei vivi, in un bambino nuovo.

