(clicca sull’immgagine per ingrandire)
L’articolo è senz’altro un po’ sensazionalistico, dal momento che in tutte le tradizioni folkloristiche, non ce ne è una in cui il vampiro venga indicato con un aspetto simile ad un’altra.
E come abbiamo appuntato QUI il discorso sull’etimologia è più complicato di quanto indicato.
Tuttavia è interessante la ripresa di questo aspetto meno popolare del vampiro, meno attraente (e forse sottolineato dopo l’idigestione di vampiri bellissimi, gentili, bellissimi, innocui, bellissimi, vegetariani, bellissimi, ogni riferimento alla saga di Twilight è puramente casuale, bellissimi, giusti e bellissimi).
In molte tradizioni, soprattutto in quelle dell’Europa dell’Est, il vampiro viene descritto come gonfio, dalla carnagione scura. Queste caratteristiche venivano attribuite al nutrimento della creatura che tornva alla sua tomba pieno di sangue come una sanguisuga, con la pelle tesa dal fluido vitale.
Più probabilmente era una descrizione molto realistica dei cadaveri nelle prime fasi della decomposizione, che presentano un aspetto gonfio e teso.
Allo stesso modo altri attributi di queste creature notturne ritornate dalla morte erano i capelli lunghi, cresciuti oltremodo dopo la morte così come le unghie delle mani e dei piedi.La fase del rigor mortis, infatti, spinge verso l’esterno i fusti epiliferi e le unghie già formate sotto la cute. La pelle che si disidrata e si ritira offre una vista maggiore di questi stessi elementi, aumentando l’illusione ottica.
La descrizione del vampiro di queste tradizioni è per lo più la descrizione di un morto che ritorna dalla tomba. Nell’articolo, però, hanno messo la foto di Armand.

