
365 Racconti Horror per un anno
antologia AA.VV a cura di Franco Forte
Delos Books – Atlantide
2011:
Antologia aquistabile presso Delos Store;
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Poveri Figli, Poveri Dèi
di Scilla Bonfiglioli
Gli dèi lo sorvegliavano. Con orecchie di lupo e melagrane, lo fissavano dal buio.
Forse già lo scrutavano dai cadaveri dissanguati, raggomitolati come mucchietti di stracci: i due bimbi erano a terra. Forse già giravano le teste verso l’entrata della spelonca – in quel modo innaturale che hanno di girarsi i morti – come bambole di stoffa svuotate che guardano senza vedere.
Vanka aveva vomitato, proprio dietro la pietra sacra: era la prima volta che sacrificava dei bambini agli dèi dell’Oltretomba. Era capitato con colombi e cuccioli di cane nero, squartati ai piedi delle effigi di Aita dalle orecchie di lupo e della sua bella sposa Persipnai, che in mano teneva melagrane.
Ma bambini mai.
Per rispetto aveva coperto tutto con foglie aromatiche, ma non poteva dire che fosse servito a molto.
Il popolo romano cresceva, tra le spighe della pianura, destando l’angoscia dei re etruschi.
Morendo, i piccoli nella grotta avevano donato i corpi alle divinità terrigne: quando il sole fosse tramontato, con la discesa delle tenebre, Aita e Persipnai sarebbero sorti dall’anfratto, avvolti di carne e sangue, nei giovani corpi nuovi; avrebbero camminato coi piedi di quei bambini.
E avrebbero avuto fame.
Per ciò Vanka non si mosse: aveva ciotole di farro e latte di pecora, ma erano per sé.
Aita e Persipnai avrebbero avuto una fame più spietata.
Aita e Persipnai avrebbero saputo cosa fare degli invasori romani.
Adesso le ombre erano lunghe e Vanka mangiò: avrebbero avuto fame, poveri figli, poveri dèi.
Dapprima, nel buio, vide solo le forme minute.
Erette, ma pendule: bambole vuote, abbastanza leggere da afferrarsi all’aria.
Erano stati uccisi negli abiti bianchi: sul vestitino di lei il sangue si allargava nero, vicino alla scollatura.
Infine la luce illuminò i loro volti.
Monete pallide per il traghettatore: occhi morti di pesce, verdastri come il greto del fiume languido d’acqua.
Vanka vide le bocche nere, aperte sull’Oltretomba, piene di denti e fame.
E il sole scomparve sotto l’orizzonte.